COSA CONTIENE, COME SI LEGGE E COSA FARE

Da qualche mese si sente parlare di “Busta Arancione” dell’INPS, contenente una simulazione della pensione futura sulla base dei contributi versati, della retribuzione attesa e della data di pensionamento.

COSA C’È DENTRO LA BUSTA ARANCIONE?

  • La data prevista di pensionamento
  • L’ultima retribuzione o reddito percepiti
  • Valore del primo assegno di pensione al lordo delle imposte
Tutto ciò è indicativo, in quanto le regole di accesso al pensionamento potranno cambiare in futuro, così come non si può prevedere l’andamento della carriera lavorativa e dell’economia italiana.

ATTENZIONE AI DETTAGLI:

Le ipotesi utilizzate nelle simulazioni:
  • Tasso annuo di crescita del PIL = 1,5% (secondo l’ISTAT, PIL 2016 = 0,8%)
  • Tasso annuo di crescita delle retribuzioni: 1,5%
  • Continuità contributiva senza interruzioni
  • Importi espressi senza considerare gli effetti dell’inflazione
  • Importi al lordo delle imposte

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Quando è opportuno cominciare a pensare alla pensione? Ora: il tempo è nostro alleato!
Facciamo un po’ di chiarezza nella giungla di informazioni circolanti. Le riforme delle pensioni, che si succedono a ritmi incalzanti, hanno due punti fermi:

  • il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo per il calcolo della pensione;
  • il minor intervento dello Stato.

Con il sistema contributivo, il calcolo della pensione viene basato sui reali contributi versati e non più sull’importo degli ultimi stipendi, come con il sistema retributivo. Con il sistema contributivo, se si versa poco o non si versa perché si ha un lavoro irregolare, si pregiudica la propria futura pensione. Inoltre, lo Stato non interverrà più come adesso: non ci saranno più la cosiddetta integrazione al minimo o le maggiorazioni sociali, saremo pensionati poveri proprio quando avremo bisogno di qualche risorsa in più per la salute e la vecchiaia.

Con il sistema contributivo abbiamo più incertezza e all’incertezza si può rispondere solo con maggiore previdenza.

Altro dato certo è che lo Stato non è più in grado di pagare pensioni generose e la sola pensione pubblica non potrà garantire l’attuale tenore di vita di un lavoratore. Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha recentemente dichiarato che i Trentenni di oggi andranno in pensione a 75 anni con un assegno più basso del 25%.

Senza fare allarmismi e terrorismo psicologico, c’è bisogno di prendere consapevolezza e conoscere i sistemi per mettersi al riparo.

Ogni tanto troviamo su Internet vignette ironiche del tipo “Dottore posso andare in pensione?” “È presto, si sente ancora il battito”.

Al di là delle battute, vero, si lavorerà di più, ma si passeranno più anni in pensione per l’aumento dell’aspettativa media di vita.

Quindi la previdenza complementare sarà sempre più importante per colmare il gap previdenziale, che per i più giovani arriverà a percentuali notevoli.

È a completamento, integrazione, appunto, della pensione statale. Si versa una somma mensile per un periodo di tempo prestabilito e si accumula un capitale destinato esclusivamente alla pensione, che potrà poi essere preso sotto forma di rendita mensile o tutto in una soluzione.

Chi può aderire alla Previdenza Complementare?

Tutti: lavoratori autonomi, liberi professionisti, dipendenti, ma anche studenti e casalinghe.

E non riguarda solo i Trenta/Quarantenni: uno dei regali più belli che un genitore o un nonno possa fare al figlio o al nipote è l’iscrizione a un fondo pensione, come una volta il libretto di risparmio o il salvadanaio con la prima monetina.

Aprire un fondo pensione è utile per il ragazzo per la sua educazione al risparmio e per il suo futuro, ma è anche conveniente perché deducibile dal reddito di chi versa. Supponiamo che la mamma abbia un’aliquota fiscale del 37%, se versa 1000 euro all’anno sul fondo del figlio, avrà uno sconto fiscale quando andrà a pagare le tasse di 370 euro e il fondo le sarà costato 630 euro. Quando il figlio andrà alle superiori o all’università e avrà bisogno di qualche anticipo, potrà prelevare dal suo fondo pensione fino al 30% della giacenza, che potrà poi restituire recuperando le tasse pagate. Ma potrà anche prelevare fino al 75% per ristrutturare la casa paterna o di famiglia o per comprarsene una nuova. Semplice, flessibile e conveniente.

Non dimentichiamo, infatti, i vantaggi fiscali dei fondi pensione!

  1. Imposta sostitutiva dell’20% sui rendimenti con eccezione dei titoli pubblici ed equiparati i cui rendimenti restano tassati al 12,5%.
    I rendimenti (plusvalenze) annuali realizzati dal Fondo sono soggetti ad un’imposta sostitutiva fissa delle imposte sui redditi pari al 20%, che risulta più conveniente rispetto alla tassazione su altre forme di investimento finanziario, attualmente pari al 26%.
  2. Assenza dell’imposta di bollo.
    I Fondi Pensione Aperti non rientrano nel perimetro dei prodotti finanziari ed assicurativi per i quali è dovuto il pagamento dell’imposta di bollo; di conseguenza i prodotti previdenziali risultano favoriti rispetto ad altri prodotti colpiti da tale imposta.
  3. Deducibilità sui contributi versati fino a 5.164 euro.
    La deduzione massima dall'imponibile Irpef dei Fondi Pensione è di 5.164€, che comporta un risparmio fiscale fino a € 2.220.
  4. In fase di prestazione, tassazione dal 9% al 15%.
    La permanenza protratta nel tempo ai Fondi Pensione viene premiata con una riduzione dell’aliquota del 15%: infatti per ogni anno di permanenza successivo al 15° viene applicata una riduzione dello 0,30% con massimo del 6%. Pertanto la tassazione applicata può essere ridotta anche dal 15 al 9%, con un’evidente convenienza fiscale.

Non perdete i prossimi approfondimenti in tema di Previdenza!

Fonti: Assicurazione Semplice e “Le pagine utili della Previdenza”